Alexandra: le sfide del mio allattamento.

Alexandra: le sfide del mio allattamento.

29 Ottobre 2018 2 Di Elenatwingirls

Quando ero incinta di Gabrièl decisi di allattarlo senza alcun ripensamento. Avevo fatto il corso preparto e preso appunti, avevo pure fatto un trattamento giornaliero con degli oli naturali su consiglio di qualche ostetrica che avevo conosciuto allora.

“Per preparare il seno all’allattamento”, dicevano.

Appena nato Gabrièl mi sono trovata davanti a una situazione più grande di me e non sono stata ne supportata e ne aiutata moralmente o fisicamente. Così a soli tre mesi, avevo smesso di allattarlo proponendogli il bibberon e il latte artificiale.

Dopo due anni ero incinta di Alice.

Mi ero imposta di non fare più questo enorme errore perchè ho passato settimane a sentirmi in colpa di aver scelto la strada piu facile davanti alla prima difficoltà con il piccolo Gabi.

Così è stato.

Alice è nata di 35 settimane. Una bimba sana e bella paffutella!

Dalla sala parto l’hanno dovuta per prassi portarla al reparto utin insieme ad altri bimbi prematuri o con particolari problemi di salute.

Questo significava non averla nella mia stanza e non vederla quando volevo e come volevo.

Ho passato i suoi primi 4 giorni di vita vedendola solo tre volte al giorno e l’attaccavo al seno quelle volte solamente per 15/20 minuti ogni volta.

Ecco non avevamo iniziato molto bene.

Ma sapevo che una volta uscite sarebbe stato diverso… Alice in ospedale appena nata dormiva tantissimo… ogni volta che la andavo a vedere dormiva profondamente e per tenerla stretta a me ero costretta a prenderla dalla culla e disturbarle il sonno profondo.

L’allattamento non è una cosa così scontata come la fanno apparire: non è che attacchi il bambino e tutto inizia a funzionare. Nel mio caso non c’è stato così.

Ero stanca.

Affaticata.

Stressata e sempre dolorante.

Alice una volta uscita dall’ospedale sentì aria di casa e si risvegliò dal suo torpore e ci fece scoprire il suo temperamento. Fu così che ho iniziato a trascorerre il mio primo terribile pomeriggio ed una altrettanto orribile nottata.

Vicino a me nel lettone si svegliava in continuazione piangendo, finché alle cinque, io cosi stremata e impotente, ho chiamato il nido dell’ospedale; ottenendo solamente il consiglio di somministrargli alcuni cucchiaini di acqua nell’attesa di poter parlare con la pediatra alle sette.

Ecco, dopo quelle lunghe ore insonni, con addosso la sensazione di essere impotente ed incapace nel gestire una creatura così piccola e bisognosa, l’idea di quell’attesa fu per me una prospettiva insostenibile e non ebbi né la forza, né il coraggio di chiedere ulteriore aiuto. Alla fine Alice si addormentò alle sei ed io con lei, stremata e sfibrata. Fu così che iniziò uno dei piu brutti periodi della mia vita, che mi rimise in profonda discussione come persona e come mamma in quel periodo io ero un surrogato di ansia, mi sentivo fortemente sotto pressione, incapace e non all’altezza di gestire la situazione.

Alice piangeva spesso, anche per due ore di fila ed io non sapevo come calmarla; anche il tenerla in braccio o cullarla il dargli la tetta spesso non serviva, si svegliava in continuazione e dormiva solo a contatto.

In quel periodo mi vennero le ragadi e diverse volte gli ingorghi mammari, avevo delle profonde ferite sanguinanti sui capezzoli e quando Alice si attaccava provavo un dolore lancinante, soprattutto al seno sinistro che spesso era duro e gonfio.

In quel periodo ero sola… sola soletta…

Intorno a me la gente che mi osservava… per come le mettevo il seno in bocca o per come tenevo la mia creatura in braccio, se le facevo fare il ruttino dopo la poppata o peggio se e quanti minuti stava attaccata al seno ogni volta.

Qualcuno mi ha pure detto “mi raccomando allattala, non fare come hai fatto col primo

Gente che criticava nel bene e nel male.

Mi sentivo sola, ma cosi sola da non aver avuto le forze nemmeno di affrontare chi mi stava vicino… non trovai nessuno, che mi guardasse come madre e nessuno aveva capito che stavo vivendo un intenso periodo di fragilità.

Il corpo infatti esprimeva con i disagi fisici le ferite della mia anima ed in quel modo mi parlava dei miei primi anni di vita, del basso contatto ricevuto, della negligenza che gli altri avevano avuto con me.

Mi sentivo confusa, non sapevo bene quale fosse la strada da seguire; stavo troppo male per potermi ascoltare e per saper ascoltare la mia bimba… cosa potevo fare?

Io la volevo allattare ma con le ragadi e gli ingorghi a volte il dolore era insopportabile.

Fu attraverso alcune letture importanti, che riuscii a capire che la nascita di mio figlio aveva smosso in me emozioni profonde, fino ad allora rimaste sopite, che allattare significava instaurare con lui un legame simbiotico che io non avevo conosciuto, un legame di cui il mio corpo non serbava memoria.

Fu così che mi feci forza e presi in mano le mie ferite, la mia storia, il mio doloroso passato e che capii molte cose di me e dei miei primi momenti di vita.

Ricordo che desideravo allattare almeno fino all’ ottavo mese di vita di Alice e poi introdurre altri cibi ma ciò mi sembrava un traguardo lontanissimo e difficile da raggiungere. Però proseguii sostenuta da una forza che pian piano cresceva dentro di me; andai avanti con la sensazione di quanto fosse per me faticoso e sconvolgente allattare e comprendendo che se una mamma non lo fa non è certo per cattiveria o per insensibilità ma perché non ha trovato il giusto sostegno e supporto attorno a sé.

Io ricordo bene momenti in cui il mio corpo tremava senza controllo per la febbre alta e il dolore inssopportabile che la mastite mi procurava.

Ricordo bene il sapore di quelle lacrime salate di notte mentre non riuscivo a spiegarmi cosa ci fosse sbagliato in me.

Non riuscivo a capire perche per me allattare fosse cosi difficile.

Sentivo storie di mamme che allattavano cosi facilmente e con massima serenità.

Mamme che mi dicevano “sbagli “.

Ostetriche che sapevano solo dirti “l’attacchi male”.

Consultori che non riuscivano ad aiutarti e ti dicevano “signora usi il tiralatte”.

In quel periodo avevo Gabrièl di 3 anni, che stava passando un periodo difficile di cambiamento e io mi portavo dietro sensi di colpa per il tempo che gli toglievo, per tutti quei sorrisi che non li regalavo più, e per tutte quelle volte che gli avevo detto “aspetta non posso ora”.

Ero distrutta e a pezzi mentalmente e fisicamente.

Ma oggi… oggi Alice ha 14 mesi.

Io sono una mamma in pace con la mia mente e con la mia anima.

Alice è la bimba piu serena e felice del mondo e Gabrièl è il miglior fratellino maggiore che io potevo regalarle: coccolone e responsabile, comprensibile e cosi maturo da farmi ricredere su tutti quei sensi di colpa che avevo qualche mese fa.

Sto ancora allattando a richiesta Alice e da qualche mese è diventato tutto cosi magico e meraviglioso che solo il pensiero che un giorno si staccherà mi devasta…

Con fatica e pazienza ho trovato un equilibrio famigliare tra lei e il fratellino che non voglio spezzare.

Vorrei non finisse più.

Oggi con questa mia esperienza vorrei dire a tutte quelle mamme che come me si trovano o si sono gia trovate in questo periodo cosi fragile, di guardarvi dentro profondamente e di trovare la forza e il coraggio di affrontare tutti i disagi, perche una volta superato tutto… l’allattamento vi regalerà i momenti piu dolci e intensi della vostra vita con la vostra creatura…

Allattare per quanto possa essere a volte difficile è il gesto piu romantico e dolce tra mamma e bimbo.

👉🏻 @aalexandra.andries

Alexandra